Qualche anno fa mi chiedevo se fosse possibile in determinati contesti usare quark, alimento reperibile in Italia, per "tradurre" il francese fromage blanc, spesso una spina nel fianco delle mie traduzioni. La risposta alla fine faceva scendere maggiormente il piatto del "no", essendo "quark" troppo specifico di una cultura diversa e nel contempo non italiana. Lo stesso dubbio mi è sorto un po' di tempo fa, quando ho cercato di spiegare a un amico non italiano cosa fossero gli arrosticini. "Uhm, una specie di kebab, direi". In effetti a livello di sostanza, forma e materie prime si somigliavano molto: spiedino l'uno, spiedino l'altro, agnello l'uno, potenziale agnello l'altro, tutti e due alla brace. Ma la mia "traduzione" strideva e, soprattutto, sembrava quasi togliere sapore al piatto. Strideva perché avevo cercato di infilzare in un spiedino dalla connotazione specifica una pietanza altrettanto specifica ma, ahimè, di cultura e tradizioni diverse. Toglieva sapore perché nel farlo l'avevo spogliata di tutte le sue connotazioni culturali, perché avevo per l'appunto preso un piatto troppo tipico e l'avevo innestato in un altro piatto altrettanto tipico, quantunque più diffuso. Un innesto che non avrebbe prodotto frutti. Men che meno una nuova pianta.
Una cosa mi piace dell'inglese: che per cucire nuove parole a volte basta poco, un orletto qui, un paio di polsini nuovi lì, quattro bottoni di madreperla e via. Basta poco, sì. Una lettera, in qualche caso. Leggendo questo articolo ho sinceramente ammirato l'agilità con cui da un concetto esistente, advocacy, si può balzare al suo opposto... aggiungendo una B. Badvocacy. Bad advocacy. Ho detto che mi piace? Sì, certo. Fino al momento in cui magari mi capiterà di tradurlo. Allora maledirò l'inglese, i suoi cubi linguistici di Rubik nei quali non va mai a posto nulla, i suoi condensati di significato densi come dado da minestra che l'italiano brodoso allunga, perché sennò è come tuffare il cucchiaio in un vasetto di miso e infilarselo in bocca convinti che sia Nutella. Maledirò e comincerò a pensare che badvocacy forse non è poi così elettrizzante.
Qualche giorno fa, davanti a un paragrafo sui francesi alicaments, ho potuto constatare ancora una volta quanto la ricerca di un traducente "fedele" spesso s'infranga contro le intenzioni (e magari anche la confusione, aggiungiamocelo) del testo originale e il ventaglio dei traducenti a disposizione. In alicament si prendono abbastanza intuitivamente per mano aliment (alimento) e médicament (medicinale, farmaco), ma il modo in cui lo fanno lascia spazio alla discussione. Di cosa si tratta, alla fin fine? Benché la risposta non possa dirsi univoca, per la maggiore sembra andare l'idea che si tratti di alimenti funzionali ( aliments fonctionnels/ functional foods), ossia alimenti con particolari proprietà (aggiunte o naturali) viste come benefiche per la salute: frutta e verdura, per esempio, ma anche yogurt con probiotici e uova con omega-3. Capita però anche di imbattersi in una poco chiara assimilazione (v. anche i termini proposti dalla banca dati Termium Plus) di alicament e nutraceutique ( nutraceuticals/nutraceutici), termine quest'ultimo che in realtà indicherebbe la sostanza attiva presente nell'alimento in questione. Certo è vero che le differenze tra francese di Francia e francese quebecchese contribuiscono alla poca chiarezza (Francia = possibile preferenza per alicament, Québec = preferenza per aliment fonctionnel). Ma l'italiano non è da meno e ci serve " alimenti funzionali", " nutraceutici" e magari anche " farmalimenti" ( pharma foods?) talvolta nello stesso piatto. A mio avviso, non si tratta di una confusione dovuta a superficialità o a un poco accorto uso dei termini, bensì alla nebbia che ancora avvolge questi concetti e che è in parte dovuta alla rapidità con cui il mercato "della salute" evolve e si espande. Del resto, una plausibile risposta alla suddetta bruma terminologica ce la dà Le grand dictionnaire terminologique: Il existe actuellement une confusion notionnelle et terminologique marquée autour des aliments, produits ou substances réputés avoir un effet préventif ou bénéfique pour la santé. Cette confusion est en grande partie due à l'absence de consensus international sur le sens des différents termes qui ont surgi pour les désigner (nutraceutiques, alicaments, aliments fonctionnels, nutraceuticals, functional foods, pharmafoods, designer foods, pour n'en nommer que quelques-uns), de même qu'à l'inexistence de réglementation en cette matière.
Since today I've been struggling with meat cuts, here's a useful multilingual glossary.
Avere tra le mani un oggetto magari di poco valore o comunque non più utilizzabile e trasformarlo. Sì, ma... con creatività. È questa l'idea che muove il concetto di upcycling, una sorta di riciclo in cui a far la parte del leone è appunto l'inventiva, la fantasia, il colpo di genio, perché no. L'upcycling si delinea dunque come un sottoinsieme del riciclo il cui fil rouge è dato dal valore aggiunto dell'oggetto rielaborato, il quale diventa qualcosa non semplicemente da riutilizzare, bensì da riutilizzare con orgoglio. Insomma, riciclo sì, ma con una marcia in più. E l'italiano come si comporterà? Metterà in atto un "upcycling" terminologico? Per il momento, non sembra. La tendenza infatti oscilla tra l'adozione del termine inglese (ormai noto agli addetti ai lavori) e una sua traduzione - riciclo creativo - che se da un lato può sembrare parafrastica, dall'altro pone l'accento su un particolare aspetto del processo, finendo con il mascherarne l'idea racchiusa dal quell'"up", vale a dire confezionare un oggetto la cui caratteristica principale è il maggior valore che acquista. Oltretutto viene da chiedersi: se l'upcycling è creativo, il downcycling cosa sarà?
This blog is the ideal continuation of eel in the air, the blog I started way back in 2007 and where I've been jolting down thoughts on language, translation, books, cats and ephemera. However, as you'll see in future posts, the language of this new blog will switch - hopefully not inconsistently - between English and Italian, according to the topic. And the writer's mood, of course. :-) Enjoy.
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