Ilaria Dal Brun - traduzione e comunicazione
 
Come raccontavo nel precedente post, è simpatico ogni tanto rivolgere l'attenzione a notiziole d'intrattenimento, soprattutto perché si rivelano miniere di svarioni a volte non da poco.
Attirata dalla notizia che nel mondo esiste un panino talmente calorico da far venire un infarto, mi dolgo per il decesso della sfortunata di turno ma nel contempo non posso fare a meno di trovare la cosa quantomeno ironica. Decido così di cercare la notizia in lingua originale per inviarla a un amico... con un debole per la buona tavola. E sorpresa delle sorprese: la donna che nell'articolo italiano era risultata "senza vita" in quello inglese magicamente riprende il cammino su questa terra. Forse che gli americani hanno sette vite come i gatti? No, più semplicemente la donna, bontà sua, non era morta, bensì era stata trovata priva di sensi e si sta riprendendo.
Ma leggere gli articoli fino alla fine prima di tradurli no, eh?
 
 
Leggiucchiando tra una pausa e l'altra qualche notiziola leggera e simpatica, mi imbatto in quella che a naso sembra essere proprio una traduzione letterale e in questo caso del tutto fuorviante. Un arzillo e caparbio nonnetto giapponese vivrebbe infatti su un'isola deserta nutrendosi d'acqua e torte di riso. Torte di riso??? Ah però, si tratta bene il novello Robinson! Sì, perché a me "torta di riso" ricorda immancabilmente una cosa del genere.
E allora mi viene da pensare: non è che l'articolo sia stato frettolosamente tradotto, magari dall'inglese, dove è diffusa l'espressione rice cakes? La fonte infatti è un articolo del Daily Mail, dove si parla per l'appunto di rice cakes. Che non sono le casalinghe torte di riso (semmai rice puddings, a volerci trovare una qualche somiglianza), bensì possono essere le gallette di riso soffiato dal sapore di polistirolo o, data la nazionalità del protagonista, i mochi. Insomma, il nonnetto non si sbafa quattro o cinque torte al giorno ma, più verosimilmente, conduce una dieta molto frugale.