Ilaria Dal Brun - traduzione e comunicazione
 
Chi ama il tè, e non mi riferisco unicamente agli intenditori ma includo chiunque ne apprezzi il sapore, il profumo o semplicemente il gesto di rilassarsi con una fumante tazza in mano, in genere ha ben chiaro quale tipo gradisce bere in un dato momento della giornata: nero o verde, rigorosamente al naturale oppure con limone o con latte, con zucchero o senza... e mi fermo qui per non rischiare di addentrarmi nel ginepraio delle qualità.
Meno chiara o forse più anarchica è la scelta della grafia con cui si indica questa bevanda. , thé, thè, the, tea... Sulle etichette dei prodotti in commercio (e talvolta anche nei forum dedicati alla bevanda) le possibilità si sprecano. Per il vocabolario Treccani online la grafia è , ma viene riportato anche il meno comune the o thè. Idem per il Devoto-Oli 2008, che cita the come grafia meno corrente per . Lo Zingarelli 2008 riporta the, ma rimanda a . Questa "condiscendenza" rischia di dare adito a fraintendimenti e per la precisione all'idea che the o thè siano comunque corretti. E allora chiariamolo: the e thè sono guazzabugli linguistici che vorrebbero farsi passare per forestierismi ma non osano fino in fondo. A dirla tutta, il primo è un articolo inglese, il secondo boh? E allora, accantoniamoli senza remore.
Questa esclusione per lo meno restringe il campo. Per quanto riguarda le rimanenti grafie, se proprio si desidera "parlare forestiero", si sceglierà thé, francese. La grafia tea è, a mio parere, ancora accettabile in un contesto pubblicitario, dove pare sia impossibile prescindere dall'inglese, ma suona spocchiosa e cacofonica in una discussione, diciamo, tra appassionati. Infine, qualora non si abbiano fisime di sorta e non si tema di apparire "provinciali", direi che l'italiano (grafia peraltro scelta da AICTEA, Associazione Italiana Cultura del Tè) in un testo a sua volta italiano non sfigura.
Una piccola parentesi conclusiva: a voler essere puristi, con abitualmente si indica l'infuso della pianta di Camellia sinensis. Quindi quando nei testi leggiamo "tè di rosa canina" o "tè di sambuco", stiamo pur certi che abbiamo sotto agli occhi un calco dal tedesco!