Ilaria Dal Brun - traduzione e comunicazione
 
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Una cosa mi piace dell'inglese: che per cucire nuove parole a volte basta poco, un orletto qui, un paio di polsini nuovi lì, quattro bottoni di madreperla e via.
Basta poco, sì. Una lettera, in qualche caso.
Leggendo questo articolo ho sinceramente ammirato l'agilità con cui da un concetto esistente, advocacy, si può balzare al suo opposto... aggiungendo una B. Badvocacy. Bad advocacy.
Ho detto che mi piace? Sì, certo. Fino al momento in cui magari mi capiterà di tradurlo. Allora maledirò l'inglese, i suoi cubi linguistici di Rubik nei quali non va mai a posto nulla, i suoi condensati di significato densi come dado da minestra che l'italiano brodoso allunga, perché sennò è come tuffare il cucchiaio in un vasetto di miso e infilarselo in bocca convinti che sia Nutella.
Maledirò e comincerò a pensare che badvocacy forse non è poi così elettrizzante.

 


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