Ilaria Dal Brun - traduzione e comunicazione
 
Se ne vedevano molti di più quando ero pusilla e mio nonno mi portava a fare il giro dei bar. Uno spritz (quello originale: vino bianco, acqua frizzante e scorzetta di limone in un biccherino mignon) per lui, qualcosa di cui ho vaghi ricordi per me. E dietro al vetro del bancone, gli spuncioti.
Per capire il concetto di spuncioto occorre rifarsi al verbo spunciare, ossia pungere. Si tratta infatti, almeno in origine, di bocconcini sui quali è infilzato uno stuzzicadente, per agevolarne il transito dal piattino alla bocca. Bocconcini, dicevo. Come lo sono i cicheti veneziani. E le tapas spagnole, vorrei aggiungere.
Il tutto, se vogliamo, riversato nel calderone degli stuzzichini "ammazzappetito" che altrove hanno sostituito il pasto vero e proprio, trasformandosi in finger food. Così, in questo calderone, sembrano indicare concetti analoghi. Ma alla fine, come per gli arrosticini, scopri che non è vero. Perché non parlano solo di cibo, ma anche di cultura, di lingua, di dialetto, di località e di paesaggi diversi. E forse, anche di altre epoche.
 


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