Ci penso su; la mia idea di "tartina" è molto diversa. Io la tartina la associo a un mezzo panino al latte o, in alternativa, a una mezza fetta di pancarré, spalmati di qualcosa e decorati a piacere, spesso con maionese e dunque, nella maggior parte dei casi, salati. Ecco perché mi è risultato difficile collegare "tartine tostate" alla sottile e croccante fetta che avevo io stessa imburrato e spalmato di miele bretone.
Del resto, i dizionari sembrano darmi man forte. "Fettina di pane piccola e sottile, variamente guarnita, per antipasti, dessert, tè" mi dice il Devoto-Oli 2008. Scende ulteriormente nei dettagli il dizionario Treccani: "Piccola e sottile fettina di pane (o anche di pane in cassetta, tostato, biscottato, o di preparazioni analoghe), rotonda, quadrangolare o triangolare, variamente guarnita (con burro o maionese, caviale, acciughe, tonno, formaggio, salumi, olive, ecc.), per antipasti, per dessert o per il tè". L'accento tutti e due lo mettono sul fatto che questa fetta di pane è già guarnita e non per la colazione. Un canapé, la potremmo definire. Insomma, la mia associazione d'idee non era del tutto sbagliata.
E allora, cos'era andato storto a colazione? Giro la confezione e capisco: il produttore è francese. Un semplice calco. Ed ecco che mi si presenta un'alta associazione d'idee, questa volta sul binario giusto: un solerte cameriere di un bell'albergo di fronte alla Gare du Nord, che a colazione mi chiede che marmellata desidero sulla mia tartine, una mezza baguette croccante al punto giusto.

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