L'ora del tè 23/10/2011
"Have you guessed the riddle yet?" the Hatter said, turning to Alice again. "No, I give it up," Alice replied. "What's the answer?" "I haven't the slightest idea," said the Hatter. "Nor I," said the March Hare. Alice sighed wearily. "I think you might do something better with the time," she said, "than wasting it in asking riddles that have no answers." Trovandomi a frequentare le buie giornate scandinave invernali, a maggior ragione oltre il circolo polare, ho imparato ad apprezzare l'accortezza tipicamente nordica di sfruttare la magia della fiamma per rischiarare e creare un'atmosfera accogliente in casa, contrastandola con la gelida oscurità che avvolge il mondo di fuori. La magia della fiamma nella classica stufa di ghisa, certo, ma soprattutto nel tripudio di tealights collocate - in supporti dalle forme più fantasiose - nei vari angoli della casa. Ho imparato, dicevo, a fare scorta di tealights, ma non avevo ben chiaro il motivo per cui si chiamassero così. Voglio dire, l'italiano un certo spunto te lo dà."Lumini/candele scaldavivande"* ti suggerisce un possibile uso, ancorché limitato. Tealights non mi era altrettanto intuitivo e quindi leggendolo mi figuravo (e ancora mi figuro) un bel tavolo con tovaglietta fiorita, profusione di biscotti al cioccolato, scones e marmellata di fragole, tazze di porcellana con il bordo dorato e, al centro, una trionfante teiera su cui si riflette la luce di queste candeline, piazzate in punti strategici del tavolo. Ahimè, la realtà è molto più prosaica e mi rivela che tealights fa semplicemente il paio con "scaldavivande". Solo che scalda la teiera. Da sotto. *Però a me "lumino" sa davvero troppo di camposanto... :-/ 3 Comments Vegan, vegani, vegetaliani & Co. 10/10/2011
Prendo ancora spunto dall'articolo sul matrimonio del caro Paul per evidenziare un altro termine-calco ormai entrato a far parte di molti discorsi: vegano. Vegano (o il semplice prestito vegan è chi ha fatto la scelta di non nutrirsi di prodotti animali e si distingue dunque dal vegetariano perché non rifiuta solo la carne, ma anche latte, uova, miele e insomma tutto ciò che implica il ricorso alla produzione animale. Vegano/vegan sono ormai molto diffusi e da come la vedo io hanno spazzato via il precedente termine in uso per chi segue questa filosofia di vita, ossia "vegetaliano". Il termine vegetaliano indicava per l'appunto una persona che si nutre esclusivamente di alimenti provenienti dal regno vegetale, ma rischiava in continuazione di essere confuso con "vegetariano", che non implica necessariamente l'esclusione di prodotti animali. Da qui probabilmente il successo di vegano/vegan. Dovessi scegliere tra i due, comunque, propenderei per l'uso del termine inglese tout court. Perché magari sarà l'età, ma a me "vegano" fa subito pernsare a questi qui. Calchi indigesti 10/10/2011
Ci sono calchi che non si digeriscono mai. Indipendentemente da quanto fai per mandarli giù, assimilarli, metabolizzarli, fartene una ragione, ti si abbarbicano alle pareti dello stomaco come un rotolo di garza - ops!- dimenticato. Da come la vedo io, i calchi più indigesti sono non tanto quelli prodotti da un'oggettiva difficoltà a trovare un traducente adatto, quanto quelli che tradiscono una sfacciata pigrizia mentale. Cioè: siccome non mi va di pensarci sopra, aggiungo una vocale in fine di parola et voilà, ho il corrispettivo italiano. Tra questi calchi indigesti uno dei più fastidiosi, forse perché tanto diffuso, è per me organico (dall'inglese organic). Ne aveva già discusso Licia qualche tempo fa facendo appunto notare come organic non corrispondesse a organico, bensì a biologico. L'Italia importa un po' di tutto, dalle idee (magari in ritardo) alle parole. Ma nel biologico, complice la prossimità di altri paesi (Francia, Germania) ben avviati in questo settore, non ha nulla da invidiare all'Oltremanica. Per cui no, Sir Paul McCartney non ha levato un calice di champagne organico per brindare alle sue nozze, ma ha bevuto - bontà sua - semplicemente champagne biologico. On dubbing, subtitling and readaptation 05/10/2011
UK and US audiences tend to be shown foreign films with subtitles and dubbing is generally left for movies and television series aimed at children. The reason being that, as audiences grow older, they prefer to hear a film's original language which gives a sense of place and adds to the atmosphere of a film. ... Although the number of dubbed foreign productions in the UK is low, the reverse is the case in some other countries. In Italy, France, Spain, Turkey, Hungary, Ukraine, Czech Republic, Slovakia, China, Iran, Russian-speaking countries and Francophones in Quebec, dubbing is so commonplace that some voice artists are even assigned to specific actors. How to dub a film (click to read the rest of the article) Serving suggestion 28/09/2011
Una delle prime cose che chi entra in contatto con una famiglia inglese nota è che al mattino, a colazione, manca il tazzone di latte caldo o di caffelatte con i biscotti. Il latte lo si versa eventualmente freddo nel caffè o sui cereali. In alternativa, lo si beve, sempre freddo e "al naturale" o declinato in vari sapori, nell'arco della giornata. Si tratta di una delle innumerevoli differenze culturali che in traduzione è saggio tenere a mente, ma che talvolta rischia di essere trascurata a favore di una resa "più letterale". Sarà per questo che stamattina mi ha particolarmente colpita l'attenzione data a questa differenza nella traduzione riportata sul cartone di una bevanda prodotta da una ditta italiana: Insomma, un bell'esempio di come si può aver cura dei "dettagli" anche in contesti dove spesso proprio questi dettagli vengono trascurati! Call for papers: 4th IATIS conference 20/09/2011
Fourth conference of the International Association for Translation and Intercultural Studies (IATIS) Queen's University Belfast, Northern Ireland, UK, July 24th to 27th, 2012. Deadline for abstract submission: 30 September 2011. Panna del Nord 30/08/2011
Qualche tempo fa Marcella aveva dato inizio a un'interessante analisi delle difficoltà che nascono quando si traducono i vari tipi di panna disponibili nel mondo anglosassone, discussione poi proseguita con qualche mia aggiunta sulla panna d'Oltralpe. Di ritorno da una splendida Scandinavia con un paio di chili di zavorra, tento di esorcizzare il maleficio riprendendo il discorso sui "colpevoli". In Norvegia, c'è da dire, la scelta non è così ampia come in Inghilterra e negli Stati Uniti. Nondimeno, un paese che vende il latte intero al 3,9% di grassi non può non produrre una signora panna. E infatti lo fa. Il tipo di panna più diffuso in Norvegia è la rømme, una panna da cucina acidificata con colture di lattobacilli piuttosto simile alla smetana russa e con un buon 35% di grassi (esiste comunque anche la versione light). Si differenzia dalla crème fraîche per il sapore meno fresco e più "pannoso", nonché per il fatto che la crème fraîche, reperibile in qualsiasi supermercato norvegese, è meno grassa. Oltre a essere molto versatile in cucina, la rømme è l'ingrediente base del rømmegrøt, una bomba calorica non per niente tradizionalmente riservata alle puerpere (e ottimo comfort food, tanto per intenderci). Altrettanto buona la rømme si dimostra spalmata sui tipici vaffler. Se la rømme è densa come un budino, la fløte è invece più liquidina e non acidificata. Un po' come la nostra panna da montare. Il contenuto di grassi varia a seconda dell'uso che se ne vuole fare: la kremfløte è per esempio quella più grassa ed è la tipica panna da montare, mentre la kaffefløte ha una percentuale di grassi inferiore e la si usa nel caffè (qui le varie percentuali). Vorrei infine menzionare il mat yoghurt che, per quanto non sia propriamente una panna bensì per l'appunto uno yogurt, non si discosta di molto dall'argomento. Il mat yoghurt è lo yogurt "da cucina", cioè uno yogurt reso più denso dall'aggiunta di panna (kremfløte), dal sapore simile a quello del fromage blanc francese e usato per la preparazione di piatti ispirati alla cucina greca, indiana o turca. Yogurt da cucina, dicevo (mat sta per "cibo"). A saperlo prima, evitavo di finirlo a cucchiaiate. A tutta birra 28/08/2011
A vacanze ormai concluse ma estate ancora in corso, segnalo con piacere un rinfrescante e interessante post birraiolo di Marcella, sulle difficoltà di tradurre i vari tipi di birra. Prosit! Call for papers - English as a Lingua Franca 18/06/2011
English as a Lingua Franca: Implications for Translator and Interpreter Education Special Issue of The Interpreter and Translator Trainer, Volume 7, Number 1, 2013 Deadline for submission of abstracts: November 2011 Lavoro: revisore linguistico UE 08/06/2011
Su segnalazione di My Life In Translation, riporto che l'Ufficio europeo di selezione del personale (EPSO) ricerca revisori linguistici anche di lingua italiana per la Corte di Giustizia (Lussemburgo). Se siete interessati a lavorare per un'istituzione europea, perché non fare un tentativo? |

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